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Ski Civetta

Ski Civetta

Nel cuore delle Dolomiti Venete sorge il Comprensorio del Civetta con un ampio territorio dal paesaggio incontaminato e ricco di suggestioni; Alleghe, Zoldo, Selva di Cadore e Palafavera sono le principali località del Comprensorio a cui fa da cornice lo splendido panorama delle Dolomiti , con il Monte Civetta ed il Pelmo, i quali si possono considerare il cuore delle Dolomiti stesse. Già dalla fine del XIX secolo queste montagne videro l’arrivo di molti letterati, poeti e soprattutto alpinisti e scalatori, tutti estasiati dallo spettacolo della roccia arrossata all’alba ed al tramonto, affascinati dalla natura intatta di queste valli.
Il Monte Civetta esercitò poi un’attrazione davvero particolare soprattutto per la maestosità, l’imponenza vertiginosa delle sue pareti. Ai primi del ‘900 i turisti – esploratori inglesi e poi i famosi alpinisti della scuola bavarese, si cimentarono con successo nelle ascensioni alle pareti del Civetta. Nell’agosto del 1925 Emil Solleder e Gustav Lettembauer firmarono la prima codificazione del sesto grado nella storia dell’alpinismo mondiale.

Ma il Monte Civetta non ispirò solo scalatori, come abbiamo detto, anche molti letterati, in particolar modo poeti, furono ispirati da quella parete. Giosuè Carducci, frequentatore estivo dei luoghi, scrisse nel 1866:

Sono qui tra le Alpi vere, a pié della Civetta, un monte che, contro il suo nome, è grandiosamente bello con nevi perpetue e ghiacciai nei seni, e la sera, quando il sole è già basso per il nostro mondo, illumina ancora di rosea fantastica luce le sue guglie e i pinnacoli, ed esso, il monte, sembra una gran cittadella di Titani, accesa a festa per ricevere gli Dei pacificati.” Un’altra immagine concreta e raffinata di questa montagna, unica nel suo genere, ci viene attraverso le parole dell’illustre alpinista H. Kiene: «Civetta, montagna del desiderio, montagna dei sogni! Il tuo nome significa in tedesco la civetta o anche la maliarda, la bella ritrosa affascinante. Tu sei entrambe. Con un po’ di fantasia, venendo dal Livinalongo, si può riconoscere in te quel volatile ampio ad ali semiaperte accoccolato sul libro di fiabe del mondo alpino, che è stato assunto a simbolo del senno e del sapere.» Ma per molti – aggiungiamo noi – essa rappresenta anche quella civettuola seducente che, indifferente e sdegnosa, contempla la sua bellezza nello specchio azzurro del lago di Alleghe, e quieta cerca adoratori arditi per vincere i capricci della sua inaccessibilità per le molte vie perigliose che conducono alle superbe altezze della sua sommità.

Civetta e Pelmo, dunque, giganti delle Dolomiti al centro di un ambiente tra i più noti al mondo; circondati dal Gruppo del Sella, dalle Pale di S. Martino, dalle Tofane, dai monti che fanno da cornice a Cortina d’Ampezzo e dalla Marmolada, hanno visto sorgere alle loro pendici un Comprensorio sciistico di particolare bellezza!

Ski Civetta è divenuto, infatti, la più grande ski-area del Veneto situata tra la Marmolada e Cortina D’Ampezzo che collega tra di loro le località sciistiche di Alleghe, Zoldo, Selva di Cadore e Palafavera.

Alleghe

All’estremità Nord del Veneto, nella stretta vallata agordina, pochi chilometri a Sud dalla Marmolada, si colloca la cittadina di Alleghe (974 m.), chiusa ad oriente dal sovrastante massiccio del Civetta che la separa dal Comune di Zoldo Alto, mentre a occidente è blandita dalle calme acque dell’omonimo Lago di Alleghe. Il primo ricordo storico di Alleghe risale ad una Bolla del Papa Lucio III datata 1185, nella quale si conferma il dominio territoriale del Vescovo di Belluno (allora, come ora, capoluogo della provincia) sulla cappella di Alleghe. Da ciò possiamo dedurre che già nel XII secolo esisteva una numerosa comunità montana, tanto da essere necessaria una cappella per le funzioni religiose di tutta la zona. Tale documento suffragherebbe anche le ipotesi degli storici locali, secondo cui i primi abitanti di questi luoghi sarebbero stati profughi del Nord incalzati dalle invasioni barbariche. Il centro abitato di Alleghe, prima della formazione del lago, era composto da un gruppo di villaggi posti sul fondo valle e sulle pendici laterali del torrente Cordevole.

«L’11 gennaio 1771 un’enorme frana precipitò dal Monte Spitz seppellendo tutto il fondovalle. L’oscurità era calata ormai da ore quando la montagna si mosse. Poche decine di secondi separarono l’inizio del movimento franoso dall’impatto sul fondovalle; gli abitanti di Riete, Marin e Fusine ebbero solo il tempo di percepire il sussultare del terreno prima di rendersi conto che la morte stava calando rapida, verso le loro case. Quando i monti all’intorno più non rimandarono l’eco del frastuono prodotto, tutto era già compiuto: un manto di polvere bianca si espanse sul gravido silenzio della vallata, qua e là rotto solo dal rotolare degli ultimi assestamenti.»

Così viene descritta una tragedia notturna di più di 200 anni fa, dalla quale nacque il lago di Alleghe. La colossale diga di detriti formatasi fermò l’affluenza inferiore dell’acqua del torrente, che si alzò, finché, sormontando le rovine medesime, poté riprendere di nuovo il suo corso. Nel corso degli anni, Alleghe, sfruttando le potenzialità che la montagna offre nel campo degli sport invernali ha conosciuto una nuova stagione turistica che la pone oggi fra le stazioni più conosciute, apprezzate e frequentate dagli appassionati. Una cabinovia a sei posti porta da Alleghe ai Piani di Pezzè da cui poi partono tutti gli impianti e le piste di questa parte del Comprensorio Ski Civetta.

Moderni impianti di risalita ed un sistema di neve programmata all’avanguardia permettono di sciare in tutta tranquillità da dicembre ad aprile. Le piste sono adatte a tutti i tipi di sciatori; l’asilo sulla neve permette a genitori e bambini di godere a pieno della neve e del sole e chi volesse imparare troverà a sua disposizione ben due scuole sci con un corpo maestri professionale ed organizzato sia per lezioni private che di gruppo o per chi volesse sperimentare nuove discipline come il carving, il telemark e lo snowboard.

Zoldo – Palafavera

Situata dalla parte opposta del Comprensorio rispetto ad Alleghe, Zoldo con Palafavera costituisce una parte importante dalla quale si è sviluppato lo Ski Civetta.

La nascita della popolazione Zoldana ha ancora oggi origini incerte; la sua prima menzione nella storia risale alla fine del 1100 in un bolla papale che assegna al Vescovo di Belluno la Pieve di S. Floriano “et distrectu ipsius Zaoldi”. Gli storici asseriscono che la valle fu occupata da una popolazione nordica, nella loro estensione al di qua delle Alpi. E’ comunque certo che i primi insediamenti avvennero attraverso i valichi a nord per l’uso dei pascoli e, successivamente, per lo sfruttamento delle miniere di ferro e di piombo.

Miniere, acque e boschi appartengono al Vescovo di Belluno per poi passare nel 1400 sotto il dominio della Repubblica Veneta, rappresentata in Zoldo da un Capitano, eletto ogni anno tra i nobili bellunesi e insediato nel ” Palazzo del Capitanato”, tuttora esistente ed in via di adattamento per la realizzazione del ” Museo del Chiodo “, unico nel suo genere.

La lavorazione del ferro, infatti, in parte estratto nelle miniere Zoldane, in parte condotto da vicini giacimenti oltre il passo Staulanza, fu principalmente caratterizzata dalla produzione di chiodi. Chioderie di varie forme, per svariati usi, dalle bullette per calzature, alle diverse misure per mobili e l’edilizia, dai caratteristici tipi per imbarcazioni, agli enormi chiodi per fissare i tronchi sugli argini, uscivano dalla valle e proseguivano sulle zattere lungo il Piave dirette verso la pianura di Venezia.

Sino dal 1500 l’emblema della zona è di fatto costituito dall’incudine e dal martello, riferimento simbolico della lavorazione del ferro che si estese e specializzò anche alla fabbricazione ed esportazione di attrezzi indispensabili alle altre attività in montagna ed in campagna, quali zappe, vanghe, asce,scuri ed altri strumenti per lavori boscherecci ed agricoli.

Tale attività fu la principale e non ricca fonte di reddito degli Zoldani dal 1200 fino alla fine del 1800, quando i prodotti della “Società Industriale Zoldana “, che dava lavoro a circa 500 operai occupati in 35 officine, si distinsero nelle Esposizioni Nazionali di Torino e Milano.

Nel frattempo, continuando i rapporti di lavoro con la Repubblica di Venezia, molti Zoldani vi trovarono occupazione e si distinsero come “maestri d’ascia” negli “squesi” (cantieri navali) come costruttori e fornitori di gondole comuni e di lusso e di barche d’ogni foggia.

Da un’anagrafe della seconda metà del ‘700 risulta che oltre la metà degli addetti a tali lavori nei cantieri veneziani era di provenienza Bellunese ed, in particolare, da Zoldo.

Verso la fine del secolo scorso l’economia della valle, costituta quindi dalla lavorazione del ferro e dalla produzione dell’indispensabile carbone, subì un inevitabile tracollo: due disastrose alluvioni ( 1882 e 1890) distrussero le officine poste lungo i corsi d’acqua ed era iniziò la produzione industriale che offriva a prezzi concorrenziali i chiodi fatti con le macchine. La “Società Industriale” fallì ed iniziò il triste periodo dell’immigrazione: Zoldo si spopolò! Intere famiglie, venduti i loro averi, lasciarono la Valle per un emigrazione senza ritorno con meta gli Stati Uniti, l’Argentina, il Brasile.
Affidati alle donne ed ai ragazzi la coltivazione dei campi e l’allevamento del bestiame, boscaioli, muratori e carpentieri Zoldani raggiunsero la Francia, la Romania, l’Austria, la Germania. Venditori ambulanti di pere cotte e dolciumi si sparsero nei mesi invernali nelle città dell’Italia settentrionale. Con mirabile inventiva e imprevedibilità furono aperte le prime gelaterie a Vienna, a Budapest e nella Prussia. Ma fu nel periodo fra le due guerre che l’intraprendenza e la capacità organizzativa degli Zoldani, già manifestata in tutte le circostanze della loro storia, si rivelò con l’apertura di gelaterie nelle principali città e località del nord Italia, in Austria, Belgio, Spagna e soprattutto in Germania.

L’emigrazione, indirizzata quasi esclusivamente verso i paesi di lingua tedesca, ha conosciuto la sua maggiore espansione, che prosegue tuttora con interessante beneficio per l’economia dell’intera vallata ed ha dato vita, sotto l’impulso di alcuni intraprendenti imprenditori, a quella che è attualmente l’industria del turismo.

La felice intuizione di un primo gruppo di emigranti di valorizzare Zoldo con la realizzazione dei primi impianti di risalita nel 1963 e di adeguate attrezzature alberghiere. Con gli anni si è avuto nella zona un continuo sviluppo dell’impiantistica e della ricettività con sistemi all’avanguardia in entrambi i settori, che hanno portato la Valle di Zoldo con Palafavera ad essere una delle stazioni invernali più apprezzate e frequentate in tutta l’area dolomitica.

Palafavera, a pochi chilometri dalla principale località di Zoldo, Pecol di Zoldo, ricopre un ruolo importantissimo per il Comprensorio: di qui transita, infatti, il collegamento che permette alle località di Zoldo, Alleghe con Selva di Cadore di offrire ben 80 Km. di piste. Da sottolineare per la piccola località di Palafavera la pista 2000 una delle più entusiasmanti e spettacolari di tutta l’area sciistica.

Una delle caratteristiche principali di Zoldo riguarda lo sci in notturna. Esistono ben 5 Km. di piste illuminate per praticare lo sci anche di notte, per tutti coloro che di sciare non sono mai sazi, la cabinovia a 12 posti supporta le 4 piste illuminate a giorno per un divertimento senza fine.

Selva di Cadore

In età preistorica questa zona era interamente ricoperta da un fitto bosco che raggiungeva quote ben superiori alle attuali e non vi era traccia delle radure dove ora sorgono i centri abitati circondati da prati a pascolo e campi coltivati. Queste immense foreste percorse da numerosi torrenti (Fiorentina, Codalonga, Cordon, Loschiesuoi…) carichi dell’acqua proveniente dai vicini ghiacciai, rifornivano di selvaggina qualche avventuroso cacciatore, per lo più di passaggio.

Come testimonia il sito neolitico/eneolitico di Mandriz, la pastorizia esisteva già prima della fine del primo millennio avanti Cristo, ma fu a partire da questo periodo che la valle cominciò a popolarsi in modo progressivo. Cacciatori e pastori con le proprie greggi cominciarono a frequentare i pascoli presenti nelle zone del Passo Giau, a Possedera e Fertazza, a Staulanza, Forada e Forcella Roan.

A partire dal secolo XIII alle attività agro-silvo-pastorali si aggiunsero quelle artigianali e industriali estrattive del ferro. Questo comportò una notevole immigrazione e l’avvio di nuove attività come quella dei carbonai o quella dei fabbri, per i quali funzionava addirittura una fonderia. Con i decenni le attività legate all’estrazione di minerali dalla terra divennero sempre più consistenti. I giacimenti ferrosi si trovavano nel territorio di Colle S. Lucia, verso nord-ovest, zona in cui si trovava il castello di Andraz, il cui feudatario il Vescovo di Bressanone, era il proprietario delle miniere. Nei pressi del castello si trovavano alcuni forni in cui venivano poi lavorati i minerali; altri forni esistevano nelle valli di Agordo e Zoldo. Nel 1558 il Cardinal Madruzo fece realizzare una nuova strada per collegare le miniere ai forni in Val Badia attraverso il Passo di Valparola, strada che divenne un’importante via di scambio tra il Tirolo e la Serenissima.

Con la cessazione delle attività minerarie avvenuta un paio di secoli fa ca., si registrò un notevole impoverimento economico che causò una forte emigrazione. Nonostante questo, le attività agro-silvo-pastorali, fornirono il sostentamento necessario alla sopravvivenza di questi paesi.
A partire dagli anni ’60 del secolo scorso, lentamente ma in modo progressivo, in concomitanza con i flussi turistici legati allo sci e all’escursionismo, la valle cominciò a rifiorire.
Oggi la Val Fiorentina, aperta ed accogliente con i turisti, preserva le sue ricche tradizioni e la sua millenaria cultura, di cui è orgogliosa.

Selva di Cadore è una delle principali località turistiche della Val Fiorentina. Anche da Selva di Cadore si può “aggredire” il Comprensorio Ski Civetta, ad esempio con la pista che da Cima Fertazza scende a Pescul, ridente e antica borgata di Selva.

Da Pescul, quindi, con la seggiovia quadriposto ad agganciamento automatico, si arriva in quota in pochi minuti e da qui, come per le altre località, ci si collega al resto del Comprensorio. Selva di Cadore offre oltre allo sci di discesa dei bellissimi anelli per lo sci di fondo, su cui si disputano anche gare internazionali. Gli appassionati potranno godere di stupendi percorsi immersi in un paesaggio da favola.

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